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Dieta Vegana a colazione: idee, suggerimenti, ricette

 

Parlando di dieta vegana, quest’oggi tratteremo anche l’argomento della colazione italiana. La nostra attenzione riguarderà le persone che, per scelta, hanno deciso di seguire un regime alimentare del tutto privo di derivazioni animali.

Sono sempre di più, infatti, coloro che desiderano abbandonare i classici canoni dell’alimentazione onnivora. Scegliendo modi diversi di nutrirsi, essenzialmente “senza”, ma non per questo privi di gusto, sostanza ed energia. Nella nostra guida, analizzeremo la dieta vegana che, come sappiamo, è una delle più restrittive, escludendo totalmente ogni origine animale.

Forniremo poi suggerimenti per una buona colazione italiana, proposta in un regime così imperativo. Prima di passare a questo argomento, vediamo però di capire meglio cosa s’intende, in generale, per “dieta vegana”.

Modificare la propria alimentazione (e il termine “vegano” ha una radice in comune con il latino vagatio, mutamento), non è certo facile. Privarsi di alcuni cibi fondamentali, potrebbe, in coloro che sono meno preparati e più sensibili, provocare delle reazioni da controllare.

Dieta Vegana: principi e psicologia

Con la dieta vegana, infatti, almeno all’inizio, ci si assume il rischio di un certo disagio psicosomatico, più che nutrizionale. Tramite questa pratica dietetica, potrebbero intervenire delle crisi derivate da sintomi d’astinenza. La sensazione di debolezza e la mancanza di gusti ai quali siamo stabilmente abituati sono elementi da non sottovalutare.

Decidere di seguire una dieta vegana, significa sottoporsi anche ad un’analisi psicologica. Essere certi delle ragioni che hanno portato a sceglierla è estremamente importante. Tutto ciò, al fine di evitare difficoltà che potrebbero anche imporre di interrompere il nuovo regime alimentare. Insieme ad una cultura dell’alimentazione non cruenta, chi sceglie questo percorso si sottopone anche a riflessioni di tipo etico e morale.

Nello stesso tempo, è fondamentale prestare attenzione ai messaggi corporei, senza apprensione, ma con un occhio di riguardo maggiore. Comprendere sin da subito eventuali carenze o necessità di integrazione è senza dubbio necessario. Tutto ciò, comunque, non deve spaventare, ma anzi essere in sintonia con la voglia di rimettere in forma corpo e mente.

Fantasie alimentari nella dieta vegana

Lasciamoci conquistare da ingredienti nuovi o rivalutati, come le alghe, la soia o le bacche di Goji, solo per citarne qualcuno. O dall’allegria cromatica di succhi o centrifugati, ciotole energetiche e piatti pieni di natura che sostengono un pensiero di fondo. Mangiare “senza” non significa più sedersi ad una tavola triste, incolore e povera di gusto!

Infatti, scopriremo che anche in cucina, il meno può diventare più, in termini di sapore, energia, nutrimento e fantasia. La dieta vegana, negli ultimi anni, ha fatto passi da gigante. Un tempo era prerogativa degli hippies amanti della pace e della soavità, decisi a seguire regimi alimentari liberi da ogni alimento animale. Oggi, celebrità del calibro di Bill Clinton, Paul McCartney, Jay Z e Beyoncé fanno da testimonial alla dieta vegana. Anche questo, quanto meno nel’opinione pubblica, ha avuto la sua importanza per la diffusione del metodo.

Prima però di abbracciare uno stile di vita così rigido, senza dubbio, è meglio conoscere alla lettera ciò a cui si può andare incontro. Ci proviamo, con un breve elenco delle cose da sapere prima di decidere di diventare vegani.

Vademecum vegano

  • focalizzare l’attenzione solo su di sé, in modo da evitare di sentirsi in dovere di difendere dalle opinioni altrui le le proprie scelte alimentari
  • premunirsi di una varietà di cibi alternativi, ed integratori, che contengono la vitamina B12, presente in natura in notevole quantità negli alimenti di origine animale. Fondamentale per il mantenimento sano delle cellule nervose e del sangue
  • per assimilare maggiore ferro, consumare legumi, semi di girasole, uva secca e scura, verdure a foglia verde ed  alimenti ricchi di vitamina C
  • per un adulto, al giorno, è necessario acquisire almeno 0,8 gr di proteine per ogni kg di massa corporea. Le migliori fonti di proteine per una dieta vegana sono la soia, le lenticchie e i fagioli
  • i sostituti della carne sono spesso elaborati e troppo ricchi di sodio e conservanti. Il consiglio è di leggere sempre bene le etichette, e di preferire surrogati della carne quali miso, tempeh, tofu e edamame
  • iniziare il passaggio alla dieta vegana con l’aggiunta di più cibi a base vegetale. Allo stesso tempo, tagliare alimenti di origine animale, specie quelli non organici, elaborati e, soprattutto, raffinati

Dieta vegana e colazione: come alimentarsi?

Dopo aver effettuato un breve escursus sulla materia, passiamo all’argomento colazione nel regime alimentare vegano. Abbiamo già incontrato, nel nostro percorso di presentazione, alcuni alimenti base, in grado di soddisfare gusti ed esigenze sia dolci che salati.

Qualcuno, a questo punto, potrebbe obiettare: ma senza latte e biscotti, preparati con uova, creme e burro, come si può pensare di iniziare la giornata? Non a caso, questa è, quasi senza dubbio, l’opinione comune della maggior parte delle persone quando immagina il primo pasto italiano senza derivati animali. In realtà, tutto è comunque possibile, anzi a volte è persino più divertente e fantasioso di quanto si possa immaginare. Per dimostrarlo, abbiamo scelto alcune idee per una colazione vegana che, ne siamo certi, sapranno ingolosire anche gli onnivori più convinti.

Ricette vegane per la prima colazione

Vediamo insieme qualche idea sfiziosa e allo stesso tempo nutriente che possa allietare la giornata di un vegano già dalle prime ore del mattino. Peraltro, queste ricette, potranno tornare utili anche per merende o dessert, quali spuntini o fine pasto dolce, senza rinunciare al gusto.

Caffè, pane e crema spalmabile

Impossibile non pensare alla classica crema di nocciole amata da intere generazioni. In commercio si trovano versioni vegane buonissime, ma i più abili in cucina potranno preparala facilmente anche a casa. La bevanda per il buongiorno vegano potrà essere scelta fra un buon caffè, un ottimo tè o un succo di frutta. Vogliamo provare a preparare la nostra crema spalmabile vegan? Ci servono

  • 100 g Nocciole
  • 70 g Latte di soia
  • due cucchiai di cacao amaro in polvere
  • tre cucchiai di zucchero di canna
  • un cucchiaio di olio evo

Dopo aver tostato le nocciole intere per pochi minuti in una padella a fuoco basso, frullarle in un mixer, per ridurle in polvere. Aggiungere l’olio d’oliva e mescolare bene. Unire lo zucchero, il cacao e tornare a frullare ancora per qualche secondo, fino a raggiungere un composto cremoso. Incorporare il latte, mescolando fino a che la crema non sarà omogenea. Si conserva in frigorifero (in teoria, perché siamo certi che terminerà prima!) anche per una decina di giorni.

Crostata vegan

Uno dei componenti più classici per la prima colazione italiana. Rivisitato grazie alla sostituzione del burro con l’olio extravergine d’oliva, e delle uova con acqua. Gli ingredienti sono

  • 300 g di farina
  • 130 ml di olio extravergine di oliva (sapore delicato)
  • 200 ml di acqua
  • 90 g di zucchero (semolato o di canna)
  • un baccello di vaniglia
  • zeste di limone
  • confettura di frutta

Per la versione vegana della pasta frolla, si dovranno mescolare tutti gli ingredienti elencati con una frusta o una impastatrice planetaria. Una volta ottenuto un panetto omogeneo, sarà necessario farlo raffreddare in frigo per almeno mezz’ora. Trascorso questo tempo, stenderlo,  farcirlo con la marmellata ed infornarlo a 180° per circa 40′.

Pannacotta vegana

Un goloso budino vegetale, per soddisfare anche la voglia di morbido e cremoso. Gli ingredienti saranno

  • 1 frutto (a scelta fra mango, banana, albicocca)
  • 5 dl di latte di cocco
  • 80 g di zucchero di canna
  • 1/2 baccello di vaniglia
  • agar agar

Mettere a scaldare il latte con la vaniglia, l’agar agar e lo zucchero. Portare ad ebollizione, togliere il baccello, abbassare la fiamma mescolando per 5/6 minuti. Pulire la frutta e ricavarne un frullato di circa 200 gr dalla polpa. Incorporala al composto di latte di cocco, versare in 4 bicchieri, coprire con pellicola alimentare. Far riposare in frigo per almeno 6 ore

Dieta Vegana a colazione: idee, suggerimenti, ricette2018-07-25T08:50:41+00:00

Appartamenti B&B: è meglio o no rispetto ad un Bed and Breakfast?

Quali sono i vantaggi rispetto ad un Bed and Breakfast?

Quando si viaggia pianificando all’ultimo momento, oppure con l’abitudine di girare molto e godersi le varie parti del posto in cui si arriva, è molto pratico soggiornare in bed and breakfast per vivere appieno il momento della colazione, per poi visitare bene i posti, e tornare solo alla fine della giornata per avere un punto stabile in cui riposare e ricaricare le pile. Spesso è mordi e fuggi, ma può essere anche un semplice soggiorno comodo ma pratico per chi ama dirigersi verso località di vario tipo avendo una base fissa dove tornare.

Ma negli ultimi anni si è diffusa molto, nell’ottica di sviluppo capillare anche di siti mirati all’affitto di alloggi, vedi Airbnb, il prenotare in appartamenti o miniappartamenti indipendenti dove viene comunque servita la colazione da chi affitta il posto. Si può comunemente in questo caso parlare di Appartamenti B&B.

Prenotare un miniappartamento significa vivere una vacanza diversa, rispetto alla permanenza che si avrebbe in un bed and breakfast tradizionale. Un intero appartamento a disposizione, che garantisce una maggiore libertà di movimento, una maggiore privacy ed inoltre di avere a disposizione una cucina propria, in modo di cucinare ogni qual volta se ne abbia la voglia o la necesità. Questa è un’ulteriore variabile di considerevole risparmio in quanto si può cucinare per conto proprio e non andare sempre necessariamente a cenare o pranzare in ristoranti.

In molti casi si tratta di avere una vasta scelta che permette di opzionare monolocali oppure appartamenti multicamera, che permettono di ospitare un numero più alto di persone, dando la possibilità di abbassare di molto i costi di prenotazione di stanze in bed and breakfast, perché più aumentano il numero di persone ospiti più si abbassa il costo per persona.

Un’altro aspetto importante è l’uso esclusivo dell’appartamento b&b, non essendo condiviso con altri in quanto totalmente a disposizione di chi prenota, e nella totalità dei casi comprendono la biancheria da letto e da bagno.

 Appartamenti B&B: come sono regolamentati

 

Vengono considerati Appartamenti e case per vacanza “gli immobili arredati gestiti in forma imprenditoriale per l’affitto ai turisti, senza offerta di servizi centralizzati, nel corso di una o più stagioni, con contratti aventi validità non superiore ai tre mesi consecutivi”(Normativa legge quadro sul turismo).

Le case per vacanze sono diversi dagli affittacamere perché l’attività è svolta totalmente a livello imprenditoriale, previa autorizzazione rilasciata dal comune, ed è necessario comunicare il listino prezzi alle autorità preposte e pubblicarlo come per gli alberghi nelle liste di riferimento. Non comprendono inoltre servizi centralizzati ed hanno un vicolo di affitto massimo di tre mesi.

Ci sono da considerare anche le case vacanza e gli appartamenti in affitto turistico gestiti non imprenditorialmente, perché il proprietario ha meno di tre unità all’interno del comune. In questo caso possono essere lasciate a chi prenota anche solo per pochi giorni(SHORT LETS). In questo caso le attività non sono affatto regolamentate da norme specifiche, anche se la tipologia di appartamento è molto diffusa ed utilizzata come proposta di Appartamento B&B.

Appartamenti B&B: è meglio o no rispetto ad un Bed and Breakfast?2018-09-20T19:47:16+00:00

La Dieta del Gruppo Sanguigno a colazione

Partiamo da un concetto: la dieta del gruppo sanguigno, o emodieta, in realtà, non è una dieta!

O meglio, se per “dieta” s’intende un regime alimentare che induce al dimagrimento, possiamo in effetti affermare che non sia una vera e propria dieta.

Piuttosto, l’emodieta, o dieta del gruppo sanguigno, è un regime alimentare salutare. Senza dubbio, si basa su cibi freschi, naturali e tradizionali, combinati in maniera corretta.

È stata ideata nel 1957 dal medico naturopata americano Peter James D’Adamo. Durante i suoi studi, egli notò che alcuni suoi pazienti non riuscivano a trarre benefici nemmeno da metodi alimentari vegetariani e poveri di grassi. Anzi, qualcuno, addirittura, sembrava peggiorare. Il Dr. D’Adamo, pertanto, giunse alla conclusione che non sempre gli alimenti che venivano classificati come salutari, potevano essere benefici per tutti. A suo avviso, doveva per forza esserci una correlazione fra cibo e sistema immunitario.

In Italia, la dieta del gruppo sanguigno è diventata popolare grazie a un medico piacentino, il dottor Pietro Mozzi. Il medico di Bobbio, nel rielaborare l’analisi dell’emodieta, ha stilato 6 regole precise che la identificano, di cui vedremo in seguito i dettagli.

Negli ultimi tempi, anche e soprattutto grazie alla diffusione tramite i principali social network, sta riscuotendo un rinnovato successo. Si è creata, infatti, una rete di informazioni e comunicazioni via web. Tramite questa linea, molte persone ne stanno comprendendo il valore, la semplicità e i principi sui quali è basata.

Ma in che modo il cibo ha una correlazione con il gruppo sanguigno? E perché questo rapporto è così importante? A queste, e ad altre domande, cercheremo di fornire risposte e suggerimenti. In ogni caso, le nostre attestazioni non rappresentano attestazioni scientifiche o mediche, ma soltanto divulgative ed informative e, come tali, vanno prese.

Vuoi Saperne di più sulla Dieta del Gruppo Sanguigno?

Dieta e gruppo sanguigno: quale correlazione

Per comprendere al meglio l’importanza di questo regime alimentare, dobbiamo partire da un concetto base. Comprendere, cioè, perché è fondamentale il gruppo sanguigno e che ruolo ha nella scelta del cibo.

Riassumendo brevemente il concetto, possiamo dire che la dieta del gruppo sanguigno è “confezionata” su misura per ciascuno dei quattro gruppi, vale a dire 0/A/B/AB. Delle 4 tipologie, si prende in esame anche il fattore Rh, considerando sia il positivo sia il negativo. Per ogni gruppo sanguigno di appartenenza, i cibi vengono classificati in benefici, neutri e nocivi. Questi ultimi saranno, ovviamente, gli alimenti da evitare, o, almeno, da ridurre, poiché nel tempo possono provocare danni all’organismo.

Proviamo a dare una risposta soddisfacente tramite lo stesso Dottor Peter J. D’Adamo, autore di numerose pubblicazioni a riguardo.

Dieta del gruppo sanguigno: evidenze del fondatore Dr. D’Adamo

Il nostro sistema immunitario, per natura, è in grado di capire se una sostanza ingerita nell’organismo sia estranea oppure no. Ciò è dovuto ad un meccanismo che agisce tramite sostanze chimiche, gli antigeni. Quelli correlati ai gruppi sanguigni sono tra i più sensibili, tanto da rappresentare un ottimo sistema d’allarme.

Ogni gruppo è caratterizzato dalla presenza specifica di un determinato antigene. Se quest’ultimo rileva l’ingresso di un antigene estraneo, stimola la produzione di anticorpi, al fine di contrastarlo. Gli anticorpi, infatti, hanno proprio la funzione di bloccare e permettere la distruzione degli antigeni estranei.

Buona parte degli anticorpi viene prodotta in base a determinati stimoli, come per esempio le vaccinazione. Invece, quelli dei gruppi sanguigni, vengono elaborati in maniera automatica. Spesso sono semplicemente congeniti, e raggiungono, già intorno ai 4 mesi di vita, livelli che manterranno in età adulta.

Dal punto di vista scientifico, si è scoperto che molte sostanze nutritive sono in grado di agglutinare le cellule di alcuni gruppi sanguigni. Questo, però, non avviene allo stesso modo per tutti gli altri gruppi. È questa una reazione grazie alla quale i microrganismi si associano fra loro per combattere le sostanze da eliminare. Ciò vuol dire che un alimento può risultare dannoso per una persona dal sangue di tipo A, e salutare per un’altra di tipo B.

Questa è la rilevante scoperta che ha evidenziato l’esistenza di una correlazione tra alimentazione e gruppi sanguigni.

Dieta del gruppo sanguigno: le regole del Dr. Mozzi

Come abbiamo visto, l’emodieta viene resa popolare da uno studioso italiano, il Dottor Piero Mozzi. Il medico piacentino ha elaborato sei principi fondamentali su cui si basa questo regime alimentare. Vediamoli insieme.

  • La nostra salute dipende da ciò che mangiamo. Il nostro stato è strettamente legato alla nostra alimentazione quotidiana.
  • La massima espressione del sistema immunitario è il gruppo sanguigno. Non tutti tolleriamo gli stessi cibi, proprio perché il gruppo ematico di appartenenza ci distingue.
  • Evitiamo il più possibile di consumare cereali che contengano glutine, specie il frumento. Tale sostanza proteica, consumata ogni giorno, può provocare patologie molto serie, specie alle persone dall’organismo più debole.
  • Limitiamo anche quei cereali che non contengono glutine. Ce ne sono alcuni non adatti a tutti i gruppi sanguigni. Ad esempio, il mais è tollerato bene dalle persone di gruppo sanguigno A. Riso e miglio sono invece adatti a tutti.  Anche altri alimenti simili, come la quinoa, l’amaranto e il grano saraceno, sono salutari solo per alcune persone. La prima è adatta a tutti, l’amaranto per i gruppi 0, A ed AB, il grano saraceno per i gruppi 0 ed A.
  • Chi segue la dieta del dottor Mozzi, dovrà anche evitare latte e derivati che, secondo i suoi studi, rappresentano una minaccia per la salute. Infatti, il latte animale contiene zuccheri, proteine e soprattutto ormoni che il nostro corpo non è in grado di tollerare. Possono addirittura portare a problemi come l’infertilità o l’osteoporosi. 
  • Viene sfatato anche il concetto salutare della frutta. Essendo ricca di zuccheri (fruttosio), infatti, può causare problemi, se consumata in grande quantità. Le persone più sensibili sono le appartenenti al gruppo sanguigno 0. Chi appartiene a questo gruppo, deve fare attenzione specie quando il clima è freddo.

Colazione con la dieta del gruppo sanguigno

Anche se la tipica colazione italiana è senza dubbio a base dolce, molti consumatori si orientano verso un primo pasto quotidiano salato. Vediamo allora brevemente due esempi che rispondono alle regole della dieta del gruppo sanguigno.

 

Colazione dolce

Partiamo da un presupposto comune a tutti. I dolci, in genere, dovrebbero essere banditi da chi ha disturbi come dolori muscolari o infiammazioni croniche. Nella fattispecie, frutta e molti zuccheri possono pesare in maniera negativa specie alle persone di gruppo sanguigno 0. In caso di malattie autoimmuni, inoltre, è preferibile evitare anche il consumo di cereali.

  • Cappuccio con latte di soia e caffè di cicoria, pane di grano saraceno, per gruppo sanguigno 0.
  • Uova (al tegamino, alla coque o sode), 2 kiwi (piccoli), 3 noci e caffè, per gruppo sanguigno A.
  • Una fetta di torta di mandorle, 1 banana piccola e tè verde, per gruppo sanguigno B.
  • Ricotta con marmellata bio di frutti di bosco, caffè di cicoria (amaro o dolcificato con miele o stevia), per gruppo sanguigno AB.
  • Pancakes di farina di castagne con poca marmellata alla rosa canina, tisana allo zenzero, compatibile con tutti i gruppi.

Colazione salata

Soprattutto per gli appartenenti al gruppo sanguigno 0, ma non solo, è da preferire a quella dolce. Specie nella stagione fredda, e in particolare a chi soffre di patologie serie. Le indicazioni, in base agli studi del dottor Mozzi, consigliano prodotti freschi, senza glutine, e compatibili dal punto di vista degli abbinamenti.

  • Caffè di cicoria e tartara di salmone con hummus di ceci, per gruppo sanguigno 0.
  • Crêpes salate (1 o 2) di farina di castagne con avocado, per gruppo sanguigno A.
  • The verde, staccetti di manzo al vapore con patata dolce e broccoletti, olio di oliva a crudo: per gruppo sanguigno B.
  • The verde bancha (a basso contenuto di teina), merluzzo a vapore con coriandolo e aneto, cime di rapa bollite, per gruppo sanguigno AB.  
  • Sformato di quinoa e zucchine, caffè di cicoria, per tutti i gruppi.

 

La Dieta del Gruppo Sanguigno a colazione2019-06-21T22:00:07+00:00

La Dieta a Zona: principi e menù per la colazione

Creata nel 1995 dal medico e biochimico statunitense Barry Sears, è seguitissima da molte celebrity.

Stiamo parlando della dieta a Zona, conosciuta anche come dieta Zona o semplicemente Zona). Oltre a far perdere peso, la dieta a Zona aiuta ad aumentare le difese immunitarie.

In realtà, più ancora che il dimagrimento, la dieta a Zona persegue il mantenimento costante dei valori di zucchero e di insulina nel sangue. Questi tassi ottimali, sono raggiungibili grazie a un’alimentazione povera di calorie. 

Al fine di ottenere il perfetto equilibrio dei componenti, la zona indica il consumo delle calorie così distinte:

  • 40% sotto forma di carboidrati
  • 30% sotto forma di proteine
  • 30% sotto forma di lipidi

Come si evince dalle proporzioni, un tale regime non è esattamente quanto raccomandato dai nutrizionisti. Questi ultimi, infatti, suggeriscono percentuali diverse, come 50-55% di glucidi, 15-20% proteine e lo stesso valore per i lipidi.

La dieta a Zona indica come ideale l’assunzione degli alimenti in 5 tempi, 3 pasti (colazione, pranzo e cena) e 2 spuntini al giorno. Il consumo di cibo e bevande deve avvenire a intervalli regolari, a non più di 5 ore di distanza.

Viene dato un peso rilevante alla scelta delle caratteristiche di bontà dei principi alimentari. Ciò significa che i lipidi devono essere sia monoinsaturi che polinsaturi, i glucidi a basso indice glicemico e le proteine povere di materie grasse. Come si nota da queste descrizioni, non viene data molta importanza alla verdura, che non è mai presente nel menu giornaliero più di una volta. Va da sé, dunque, che non può essere mangiata a volontà ma, anzi, ogni porzione andrà pesata. Come, del resto, quelle di tutti gli altri alimenti.

Dieta a Zona: perchè questo nome?

Il termine Zona si riferisce al particolare stato metabolico in cui, in base agli studi del Dr. Sears, l’organismo lavora nella maniera più efficiente. Secondo l’inventore della dieta, l’alimento deve essere visto quasi come un farmaco. Allo stesso modo di un famaco si deve assumere in dosaggi corretti se si vuole mantenere uno stato psicofisico ottimale.

La dieta Zona si chiama così, in sostanza, perché ha dei limiti (o meglio, delle “zone”) entro cui si collocano i corretti apporti nutritivi. I carboidrati, così come le proteine, producono 4 Kcal per grammo e i grassi ben 9. Per una dieta bilanciata, le proporzioni corrette, in base alla zona, sono 9 gr di carboidrati, 7 di proteine e 3 di grassi. In questo modo, vengono combinati i vari principi nutritivi nei giusti rapporti. Nel dosaggio, è bene sapere che la fonte animale vale uno e quella vegetale, invece, la metà. Di conseguenza, se ne può mangiare anche il doppio.

Vantaggi e svantaggi della dieta a Zona

Condizioni favorevoli

  • Grazie ai frequenti risultati ottenuti, e anche al fatto di non dover rimanere a lungo affamati, ha consolidato negli anni un successo sempre più crescente.
  • Risulta adatta alle persone che non vogliono, o non possono, rinunciare ad un ritmo di vita frenetico, pur mantenendo le energie sempre attive.
  • Se seguita appieno, grazie all’assunzione di proteine per 5 volte al giorno, determina un’indiscussa sensazione di sazietà.
  • Provoca un (voluto) deficit calorico che è la causa del calo di peso.
  • Considerando il consumo elevato di proteine, il dimagrimento avviene in modo sano, regolare, purchè, però, si seguano le perfette indicazioni.

Condizioni poco vantaggiose 

  • Si tratta di una dieta rigorosa e molto restrittiva, specie a causa dei calcoli che richiede. Diventa complicato anche pensare di andare, per esempio, al ristorante, o improvvisare uno dei 5 pasti. Tutto dev’essere meticolosamente organizzato.
  • Bisogna sempre misurare e pesare tutte le porzioni, almeno finchè non si imparano a memoria le dosi.
  • I cibi più appetitosi, spesso, si possono mangiare solo in piccole quantità. Questa limitazione può generare anche una forma di depressione o, comunque, una certa frustrazione.
  • Alla lunga, la dieta a Zona, così povera di zuccheri, può causare ansia, nervosisimo e, indubbiamente, fatica.
  • Essendo carente di fibre di origine vegetale, infine, può provocare costipazione.

Misure, quantitativi e “blocchetti” nella dieta a Zona

Per misurare le corrette quantità di carboidrati, proteine e grassi, per ogni pasto, Sears teorizza due misurazioni, o sistemi:  

  • Del palmo della mano
  • Dei blocchetti

Il primo è quello meno preciso. Risulta adatto, per esempio, per chi è costretto a mangiare spesso fuori casa, o per chi non ha troppa dimestichezza con i conti.

Consiste nel prendere come unità di misura proprio il palmo della mano, escludendo le dita. In questa estensione, dunque, si misurerà la quantità di proteine e carboidrati pari al volume del proprio pugno.

Il secondo sistema si riferisce alla suddivisione dei 3 principi nutritivi in, appunto, blocchetti. Questo termine piuttosto inusuale, determina la seguente singola distinzione: 9 gr per i carboidrati, 7 gr per le proteine e 3 gr per i grassi.

Si tratta, praticamente, della rappresentazione delle percentuali di riferimento, 40-30-30. Devono essere sempre ingeriti nel rapporto 1:1:1.

Non resta dunque che suddividere i blocchetti nell’arco dei 5 pasti della giornata. Potremmo ipotizzarla in questo modo, per ciascun macronutriente:

  • Colazione: 4 blocchetti
  • Spuntino: 3
  • Pranzo: 6
  • Spuntino: 3
  • Cena: 4

Come si vede, il totale dei blocchetti giornalieri, in questo caso, è 20. A questa cifra si è arrivati immaginando che la quota proteica sia 140 g. Dividendo tale numero per 7 (che, come abbiamo visto, sono i grammi del blocchetto di proteine) si ottiene, appunto, 20.

Questo sarà dunque il blocchetto base di proteine. Poichè il rapporto fra blocchetti è 1:1:1, l’apporto quotidiano totale sarà di 20 anche per i carboidrati e i grassi.

La colazione nella dieta a Zona

Abbiamo già detto che questo tipo di dieta prevede 5 pasti al giorno, 3 completi più due spuntini.

La colazione è il primo di tutti, e non dovrebbe essere mai consumata a più di un’ora dal risveglio. Questo primo pasto, per chi segue la Zona, è il problema principale. In molti casi, infatti, devono essere del tutto rivoluzionate le abitudini, specie per utilizzare cibo al naturale, non lavorato né modificato.

Per rimanere il linea con il sistema nutrizionale, è necessario mantenere un rapporto di proteine/carboidrati che non sia meno dello 0,6 o più dell’1,0. In questo modo, la colazione è garantita con il minimo necessario di proteine per iniziare la giornata.

Questo schema può essere adottato anche con gli altri due pasti principali, il pranzo e la cena, sempre mantenendosi sul quel rapporto. E’ necessario anche bere molto, almeno due litri di acqua al giorno, iniziando anche prima della colazione. Cosigliabile assumerne una maggiore quantità durante le varie ore della giornata, piuttosto che ai pasti.

Poichè la frutta e la verdura non rientrano in quantità elevate nella dieta, è necessario provvedere per non indebolire il sistema immunitario. Può essere allora consigliabile ricorrere a qualche integratore, specie di vitamine e sali minerali, anche per favorire il metabolismo.

Alimenti sconsigliati per la dieta a zona

Abituati, come siamo, alla colazione tradizionale, composta da alimenti dolci, con cappuccini cremosi e caffè ben zuccherati, risulta difficile catalogare molti alimenti da scartare. Eppure, se vogliamo tenere fede alla zona, dobbiamo eliminare una serie di cibi molto comuni. Stiamo parlando di banane, uva, succhi di frutta, cereali, zucchero, dolci, burro e panna.

Oltre a questi alimenti, tipicamente “italiani” nel gusto e nelle abitudini, sono sconsigliati anche carni grasse, salumi, uova, formaggi a pasta dura, patate, carote, zucca.

Si tratta di cibi più adatti agli altri due pasti principali ma, in un regime libero, avrebbero potuto anche essere introdotti, a volte, a colazione.

 

Due menu per altrettante colazioni a Zona

Abbiamo visto concetti, definzioni, proporzioni matematiche. Adesso, però, è ora di mettere qualcosa nel piatto…per iniziare la giornata con l’energia a Zona. E allora vediamo due brevi esempi di dieta a colazione:

  • 200 ml di latte parzialmente scremato (1mbC, 1mbP, 1mbG)
    260 g di albicocche (2mbC)
    40 g di bresaola scondita (2mbP)
    12 g di cioccolato fondente, (2mbG)

In alternativa, possiamo preparare

  • 90 g di mela (1mbC)
    20 g di pane integrale (1mbC)
    60 g di prosciutto cotto (2mbP, 1mbG)
    5 g di nocciole (1mbG)

In entrambi i casi, si può aggiungere un buon caffè, meglio se un po’ lungo, naturalmente se amaro. Sarà il carburante per iniziare al meglio una nuova giornata a Zona!

 

La Dieta a Zona: principi e menù per la colazione2018-12-07T13:07:11+00:00

Dieta iperproteica a colazione

Con l’espressione dieta iperproteica si intende, com’è comprensibile, un regime alimentare in cui prevale l’apporto proteico a scapito dell’assunzione di carboidrati. Viene anche chiamata dieta low carb.  

Secondo le scienze alimentari, la quantità giornaliera raccomandata di proteine è pari al 20% dell’intero apporto calorico. Con la dieta iperproteica, però, queste proporzioni non sono rispettate. Infatti, viene proposto di aumentare di molto il consumo di proteine e grassi, riducendo invece l’assunzione di tutti i cibi contenenti carboidrati.

L’alimentazione iperproteica ben si adatta a chi vuol dimagrire parecchio e, soprattutto, velocemente, anche se, almeno all’inizio, la perdita riguarda più i liquidi che il grasso. Assumendo pochi carboidrati, il corpo è portato ad utilizzare le proprie riserve di glucosio, nonché a diminuire l’apporto calorico derivante proprio da zuccheri e carboidrati.

Essendo molto ricca di proteine, la dieta iperproteica riduce l’appetito, e previene gli attacchi di fame. In questo modo, riesce, pertanto, ad eliminare lo stimolo di “pasticciare” fra un pasto e l’altro. Questo è un risultato molto importante, concretizzabile già dalla prima settimana.

Questo regime alimentare è molto efficace nel favorire anche l’aumento della massa muscolare, e per questo è consigliata a chi fa assiduamente attività fisica.

 

Se vuoi sapere come fare una colazione proteica per partire con il piede giusto, scoprilo su sanieattivi.it nella sezione Nutrizione.

Qual è il principio della dieta iperproteica?

L’idea di fondo dell’alimentazione iperproteica è, appunto, ridurre in maniera drastica la quota di carboidrati.

Di contro, si innalza in maniera decisa quella riservata alle proteine e ai lipidi, evitando l’accumulo di grasso e, anzi, favorendone l’uso per scopi energetici. Questo tipo di dieta viene anche chiamata chetogenica, in quanto induce un fenomeno metabolico noto come chetosi.

Si tratta di un meccanismo attraverso cui il nostro corpo registra una carenza di zuccheri nel sangue. Questo deficit costringe l’organismo a utilizzare le riserve di grasso sino a quel momento accumulato come unica e sola fonte di energia disponibile. Ecco perché la chetosi è una reazione che permette, non avendo zuccheri a disposizione da “bruciare”, di elaborare energia dal grasso, facendo perdere velocemente peso.

La dieta iperproteica, a zero carboidrati, provoca la chetosi, e dunque il dimagrimento, ma è anche in grado di creare scompensi fisici. Bisogna prestare quindi molta attenzione, specie se tali regimi alimentari vengono protratti troppo a lungo.

Dieta ipeproteica: pro e contro del processo di chetosi

Va da sé che viene da chiedersi se può valere la pena sfruttare il principio della chetosi.

Se l’obiettivo è un veloce dimagrimento, la risposta non può che essere affermativa. Non a caso, infatti, la chetosi può aiutare molto in questo senso. Infatti, si riduce parecchio il senso di appetito. Inoltre, si favorisce il processo diuretico, generando un’espulsione dei prodotti del metabolismo lipidico attraverso le funzioni urinarie.

La realtà, però, è obiettivamente un po’ più complessa. Deve essere affrontata nella sua interezza poiché, a fronte dei vantaggi descritti, possiamo trovarci ad avere diversi problemi, e non proprio di poco conto. Fra questi, in particolare, possiamo riscontrare un affaticamento dei reni e del fegato.

Questo accade perché entrambi questi organi sono sottoposti ad un superlavoro per smaltire i corpi chetonici. Inoltre, è gioco forza affrontare anche un’inevitabile carenza di vitamine e sali minerali, dovuta alla quasi totale eliminazione di frutta e verdura. Altri problemi a cui possono andare incontro coloro che abbondano di proteine nella propria alimentazione, possono essere la cefalea, l’alitosi e la stitichezza.

Vi è poi la questione, in conseguenza ad una dieta iperproteica, di un innalzamento dei livelli di colesterolo e trigliceridi. In realtà però, in questo caso, la possibilità è controversa, tanto che, a volte, si verifica l’esatto opposto.

La dieta iperproteica necessita di supplementi o integratori?

Se gestita in maniera corretta, la dieta iperproteica non ha bisogno di nessun integratore alimentare. Tuttavia, può succedere, specie se si consuma un pasto fuori casa, che l’organizzazione della pausa pranzo risulti difficoltosa. In questo caso, possono risultare moto utili prodotti dietetici ed energizzanti, come barrette o bevande vitaminiche.

Con l’ausilio di tali integratori, da mordere e da bere, si facilita il raggiungimento della quantità proteica giornaliera, in maniera facile e sfiziosa. Diventano inoltre di facile attuazione anche la conservazione e il trasporto.

Non solo: anche alcune tisane o infusi per il fegato, purché non troppo drenanti, possono essere molto utili. Infatti, tali bevande, favoriscono la depurazione delle cellule epatiche in possibile sofferenza. Una di queste, perfetta per la problematica, è la tisana a base di cumino, curcuma, menta, tarassaco e cardo mariano. E’ molto indicata anche come bevanda calda prima della colazione, proprio appena alzati. Così facendo, assume un significato depurativo per l’organismo, e ben predispone per il primo pasto della giornata.

Si consiglia, pertanto, di associare questo tipo di prodotti al regime alimentare altamente proteico. In caso di chetosi, in questo modo, sarà salvaguardato il rischio di disidratazione, nonché un pericoloso squilibrio nutrizionale.

Proteine a colazione

Le proteine sono principi alimentari fondamentali per l’organismo. Rivestono una funzione plastica, fornendo il supporto per la crescita, ma anche per il mantenimento e l’eventuale ricostruzione delle strutture cellulari. Il loro potere calorico è di 4 Kcal circa per grammo.
L’apporto delle proteine in un regime alimentare è davvero molto importante. Tra l’altro, gli amminoacidi che le formano, veri e propri elementi preziosi ed essenziali, devono essere per forza ricavati dalla dieta. Questo perché l’organismo non è in grado di produrli in maniera autonoma in buona quantità.

Peraltro, ovviamente, la quantità di proteine non è la stessa per tutti. Possiamo trovare soggetti in crescita (bambini e ragazzi), ma anche persone anziane, o gli sportivi, od ancora certi ammalati. Tutte queste categorie hanno bisogno di un regime proteico maggiore rispetto, per esempio, ad un adulto senza particolari problemi e, magari, molto sedentario.

Le proteine più complete, che rispecchiano cioè un alto valore biologico, sono contenute principalmente nei seguenti alimenti:

  • Uova
  • Latte (e derivati, fra cui yogurt e formaggi)
  • Carni in genere

Si presti attenzione al fatto che non è risolutivo assumere semplicemente quante più proteine possibili, magari concentrate in un unico pasto. Infatti, ciò potrebbe portare, superando il limite di >30 gr, ad un mal assorbimento dall’intestino, che le eliminerebbe.

Invece, è buona regola, per un adeguato concentrato proteico, assumere più pasti in porzioni meno abbondanti. In poche parole, bisogna concretizzare il famoso slogan “poco ma spesso”! Ottimi, per questo scopo, alcuni prodotti o cibi monoporzionati, da consumare a colazione o negli spuntini. Un semplice esempio, può essere uno yogurt con abbinamento, in confezione, di cerali o biscottini.

Importanza della prima colazione in una dieta iperproteica

La colazione, senza dubbio, è uno dei pasti base della giornata, se non il più significativo.

Molti di noi, pur essendone consapevoli, ne trascurano l’importanza. Si finisce spesso per ridurre tutto ad un semplice caffè o cappuccino al bar, al massimo con un cornetto. Eppure, la rilevanza di questo primo pasto riveste una motivazione di tipo metabolico. Infatti, la colazione, ha lo scopo di ridare carica ed energia all’organismo dopo le molte ore di inattività del sonno. Va da sé, pertanto, che sarebbe opportuno fornisse anche più del 20% delle calorie giornaliere, percentile indicativo.

Purtroppo però, molto spesso si ritiene impossibile consumare questo pasto con calma e assumendo le giuste quantità di cibo. Va anche ricordato che, trascurando una buona colazione, si rischia di divenire preda degli attacchi di fame e di non arrivare a panzo con sufficiente energia.

Due fra gli alimenti base di una colazione iperproteica sono senza dubbio latte e yogurt, che non dovrebbero mai mancare. Si consiglia di preferire i prodotti nella versione scremata, per limitare i grassi mattutini. Ideale alternarli con uno o due uova che, come abbiamo visto, contengono le proteine di più alto valore biologico. A metà mattina si potrà completare con miele e cereali, o con un panino al prosciutto. S’introdurranno così anche le proteine nobili della carne, per un ricco concentrato di energia.

 

 

 

 

 

 

Dieta iperproteica a colazione2019-03-01T22:27:20+00:00

Dieta ipocalorica: leggerezza anche a colazione

Con l’espressione “ipocalorica” intendiamo un regime alimentare generico che prevede un basso tenore di calorie.

Già da questa prima descrizione, si può comprendere che la dieta ipocalorica non può certo essere seguita a lungo. Può rappresentare, però, un metodo molto valido per ottenere un calo ponderale in tempi abbastanza rapidi.

Una tal dieta drastica, riducendo al minimo indispensabile le calorie sufficienti per una persona adulta e sana, ha bisogno di regole precise. Innanzi tutto, deve essere seguito solo nel caso in cui il peso raggiunto dall’interessato sia superiore al suo peso ideale massimo.

Ciò significa che ricorrere ad una dieta ipocalorica in regime di normopeso (in base ai criteri canonici), per fini puramente estetici, è senza dubbio scorretto e potrebbe essere causa di carenze alimentari non indifferenti.

Dieta ipocalorica: vantaggi e rischi per la salute

Il ricorso alla dieta ipocalorica è, come già detto, finalizzato al dimagrimento. Non solo: a seguito di una nutrizione così drastica, subiranno una riduzione anche la massa grassa, l’indice di massa corporea e la circonferenza addominale.

Mantenere questi parametri entro i limiti corretti porta ad una riduzione del rischio di insorgenza di alcune patologie, dalle malattie metaboliche fino ai problemi cardiovascolari.

Una dieta ipocalorica, oltre a ridurre i suddetti rischi per la salute, agisce su vari parametri fisiologici. In primo luogo, influisce sui valori ematici, fondamentali per stare bene. Va da sé, dunque, che se la si segue in maniera corretta, è possibile ridurre notevolmente i livelli di colesterolo cattivo LDL.

Abbiamo detto che con la dieta ipocalorica vengono assunti alimenti con basso apporto calorico.

A seguito di ciò, durante la giornata, si assimilano calorie inferiori a quelle richieste dal nostro organismo. Ciò significa, pertanto, anche una riduzione di energia e potenza fisica, da non sottovalutare.

Punti di attenzione: come seguire al meglio la dieta ipocalorica

La riduzione di peso, è bene saperlo, può portare a una diminuzione dei valori della pressione arteriosa. Questo, che in alcuni soggetti può essere un bene, per altri può rivelarsi un pericolo, indubbiamente da tenere monitorato.

La dieta ipocalorica, quindi, è un regime alimentare che non può andare bene a tutti indistintamente. Per esempio, non è consigliata a chi ha un peso appena più alto del normale. Non è nemmeno adatta a chi ha particolari disfunzioni o, comunque, problemi di salute. Deve (o meglio, può) essere seguita solo da adulti in reale sovrappeso. 

Perdere “soltanto” peso, si sa, a volte, e soprattutto all’inizio di una dieta, può essere molto facile. Esistono, infatti, alcuni regimi dimagranti, piuttosto squilibrati e talvolta molto approssimativi, che consentono un rapido calo. Il problema, però, è che sono caratterizzati da cattive ripartizioni dei principi nutritivi, il che non è sostenibile per lungo tempo.

Invece, con una dieta ipocalorica, si può ottenere un buon equilibrio. La ripartizione ideale quotidiana minima è la seguente:

  • Carboidrati: 45%.
  • Proteine: 15%.
  • Grassi: 25%, posto che il rimanente 15% dovrebbe essere suddiviso fra l’attività fisica, la sazietà e il controllo del peso.

Per chi è affetto da obesità, ricorrere ad un buon dietologo è davvero la strada obbligata. Sarebbe sbagliato, infatti, pensare ad un regime dimagrante fai da te, nel caso di un sovrappeso grave. Una persona obesa, infatti, deve attuare un regime ipocalorico, senza dubbio monitorato da un professionista qualificato in grado di controllare i suoi parametri clinici.

Alimentazione consigliata per dieta ipocalorica 

Consigliata a chi vuole perdere peso senza fretta ma in modo equilibrato, la dieta ipocalorica è perfetta e consente di raggiungere obiettivi senza bisogno di digiunare. Infatti, con questo regime alimentare, si mangia forse più che in altri, con la differenza che gli alimenti sono a basso contenuto calorico.

Altro elemento importante è pesare sempre tutti i cibi, misura che andrà considerata a crudo.

cibi ideali sono frutta e verdura, cereali e tutte le proteine a basso contenuto di grassi.

Sono però anche consentiti pasta, pane e riso integrali.

Invece, gli alimenti da evitare tassativamente sono gli zuccheri e le bevande alcooliche, gli insaccati, il burro e i formaggi.

In questa dieta, il ruolo fondamentale è rivestito dalla verdura e dalla frutta, tranne quella zuccherina. Tra i condimenti, da usare comunque in quantità limitata, è accettato l’olio extravergine di oliva.  Da moderare notevolmente è l’apporto di sale. Ottime alternative, invece, limone e molte spezie.

Un altro fattore importante è l’acqua. Una dose ottimale non scende al di sotto dei 2 litri al giorno. Se si riesce, è buona cosa aumentare la quantità. Peraltro, bere molto, può essere utilizzato anche come trucco per sentirsi sazi.

Importanza della colazione in una dieta ipocalorica

Come sappiamo, la colazione è un vero e proprio pasto, anche se, spesso, non le viene dedicata la giusta importanza. Invece, specie nelle diete, una colazione “sbagliata” può davvero invalidare buona parte del risultato, già così difficile da ottenere.

Fornire l’energia indispensabile all’organismo dopo tante ore di inattività è fondamentale, specie nell’ambito di un percorso finalizzato alla perdita del peso. Inoltre, molto importante anche dal punto di vista psicologico, è assecondare il desiderio di cibo subito fin dal risveglio. Un aspetto, questo, da non sottovalutare, perché può avere persino ripercussioni a livello suggestivo.

Una dieta di tipo ipocalorico deve assicurare calorie in quantità inferiore, e i principi basilari devono essere seguiti in ogni singolo pasto, compresa la colazione.

Come perdere peso a colazione

Una colazione corretta dovrebbe apportare, secondo la ripartizione tradizionale italiana, circa il 15% dell’energia totale della giornata. Sono consentite modifiche di ±2/3 %, ma non di più.

Per esempio, in una dieta da 2100 kcal quotidiane, la colazione dovrebbe apportare intorno alle 315 kcal. Ciò significherebbe sentire appetito dopo circa 2 ore e 1/2. In un regime alimentare ipocalorico dimagrante, le calorie totali quotidiane scendono a 1400 (volendo anche meno), e quelle della colazione intorno a 200.

Scelta degli alimenti della colazione in una dieta ipocalorica

Com’è facile intuire, la differenza tra una colazione normale e una ipocalorica consiste nella scelta degli alimenti, più che nelle porzioni. La riduzione delle calorie avviene senza dubbio anche grazie a minori quantità, ma soprattutto ad una diversa composizione nutrizionale.

Il latte è sempre presente, sia come fonte di acqua, sia come riferimento per l’apporto di calcio. Naturalmente, nel caso del regime dimagrante, sarà introdotto nella versione scremata, e ciò farà diminuire l’apporto di grassi e calorie. Può essere anche sostituito con latte di soia ma, in questo caso, può essere necessario trovare una soluzione per integrare il calcio.

dieta ipocalorica

Il latte di soia è ideale per chi segue una dieta ipocalorica

Oltre al latte, non devono mai mancare anche cereali e derivati, meglio se integrali. Sono alimenti che, oltre a contribuire a stabilizzare il senso di sazietà, apportano amido, vitamine e sali minerali. Strutturano la maggior parte dell’apporto calorico nel primo pasto della giornata. Grazie alle fibre, inoltre, si prevengono i picchi glicemici e si minimizza il rischio di abbuffate fuori pasto.

Marmellata e miele, inoltre, contribuendo al gusto e, quindi, all’appetibilità della colazione, forniscono l’apporto di zuccheri semplici, dunque subito disponibili. Il discorso vale anche per il cacao, che però contiene un’alta percentuale di grassi.

Impagabile poi il contributo di frutta e verdura, sia da mordere sia in succhi, per l’elevato apporto vitaminico e la quasi totale assenza di calorie.

Infine, vogliamo fornire due semplici suggerimenti per aiutare a perseverare nella dieta ipocalorica:

  • Rompere gli eventuali digiuni con piccoli spuntini spezzafame di frutta o bevendo del tè verde, energizzante e corroborante, ovviamente non zuccherato.
  • Mangiare lentamente e sempre seduti a tavola. In questo modo, la colazione sembrerà più abbondante, e la calma nel consumarla renderà più assimilabile il cibo.

 

 

Dieta ipocalorica: leggerezza anche a colazione2018-12-07T13:07:26+00:00

Dieta Plank: cosa mangiare a colazione e non solo

Uno dei regimi dimagranti di maggiore impatto, ideale per chi desidera perde peso in un periodo di tempo brevissimo, è la dieta Plank.

Si tratta di un regime iperproteico e, allo stesso tempo, ipocalorico, senza dubbio sbilanciato. Sappiamo che le proteine,  come i glucidi e i lipidi, sono principi macronutrimenti. Forniscono energia all’organismo nella misura di 4 Kcal per ogni grammo. Devono entrare, come apporto energetico, nella misura almeno del 15% sul globale quotidiano. 

La dieta Plank si basa su questa linea di principio.  Molto restrittiva, anzi assolutamente drastica, non va seguita per più di due settimane. Deve essere seguita alla lettera. In questo caso, permette di dimagrire di ben 9 kg.

Trattandosi di una perdita di peso considerevole in un lasso di tempo breve, la dieta Plank non è certo facile da attuare. Gli alimenti su cui si basa sono selezionati e restrittivi, con esclusione di molti cibi abitualmente consumati.

Ecco perché, chi decide di affidarsi alla dieta Plank, deve farlo sulla base delle prescrizioni di un dietologo. Infatti, se iniziata in un regime di libera iniziativa, potrebbe anche risultare rischiosa per la salute.

Il dimagrimento importante che si ottiene è causato dall’accelerazione del metabolismo, il quale tende a bruciare più grassi.

Dieta Plank: caratteristiche e particolarità

Abbiamo detto che la dieta Plank è un metodo nutrizionale iperproteico. Molto duro, presenta regole ferree, difficili da mantenere per più di due settimane consecutive.

Per esempio, è praticamente vietato utilizzare condimenti. Ma non solo: il regime alimentare vieta completamente lo zucchero, l’alcool e tutte le bevande gassate. Nella dieta Plank, invece, per bere sono consigliati caffè e tè, ricchi di caffeina, sostanza alcaloide energizzante e stimolante.

Abbiamo detto drastica: nel suo schema specifico, infatti, la dieta Plank non ammette che qualche alimento possa essere sostituito con un altro. Proseguendo nell’elenco delle caratteristiche, troviamo le regole legate ai grassi. Quelli vegetali sono banditi, mentre quelli animali si trovano nella carne e nel pesce.

Sia carne sia pesce, trattandosi di alimenti altamente proteici, abbondano in questo tipo di regime alimentare. Come abbiamo visto, si tratta di una dieta che costringe l’organismo ad attivare solo il metabolismo proteico.

Tramite questa funzione, il consumo di energia è intenso e, dunque, il dimagrimento veloce. Tutto ciò, però, rischia di affaticare il fegato. Ecco perché gli alimenti che compongono i menu giornalieri devono essere predisposti da un esperto. La dieta Plank include anche, com’è immaginabile, una grande quantità di uova.

Questo alimento, al pari della carne rossa, è ricchissimo di proteine ma anche di colesterolo. A dosi elevate, quest’ultimo, può creare seri problemi a livello cardiovascolare. Si raccomanda, dunque, una dieta accurata e predisposta in maniera controllata.

Nella sua impostazione originale, la dieta Plank prevede un menù settimanale.

L’importanza del mantenimento nella Dieta Plank

Oltre ai menù specifici per il periodo, nella Plank vengono anche consigliate alcune indicazioni di mantenimento.

Servono a non riprendere i kg persi (con tanta fatica!), e ad evitare il fastidioso effetto yo-yo.

Il funzionamento della dieta Plank è, fondamentalmente, molto semplice. Tramite il suo regime sbilanciato, prettamente proteico, consente, dopo il dimagrimento, di mantenere il peso raggiunto per almeno 3 anni.

Va da sé, però, che saranno necessari ulteriori sacrifici, anche se non così drastici, per garantire il cambiamento generale del metabolismo. Stabiliamo subito: potrebbe essere identificata come una sorta di dieta di moda e, dunque, passeggera. In realtà, già da tempo si sente parlare della Plank.

Leggendo in rete le recensioni di chi l’ha provata, sembra proprio che mantenga ciò che promette. I riscontri che si trovano in alcuni siti confermano che la perdita di peso si aggira fra i 6 e i 9 Kg. La differenza dipende dalla meticolosità con cui si segue la dieta nelle canoniche 2 settimane.

Le lamentele più rilevanti riguardano proprio il mantenimento. In alcuni casi, infatti, dopo pochi mesi, i chili persi sono tornati. La dieta Plank, certo, non è miracolosa. Necessita di un regime equilibrato anche dopo i 14 giorni e, ovviamente, richiede l’ausilio di una buona attività motoria. I risultati vanno salvaguardati, continuando ad evitare, per esempio, le sostanze alcooliche e gli zuccheri, e riducendo i carboidrati.

L’ideale sarebbe continuare con un regime alimentare quanto meno controllato anche nel periodo successivo, per stabilizzare il metabolismo e evitare il recupero dei chili persi.

Dieta Plank: 7 menu dalla colazione alla cena

Come abbiamo visto, l’obiettivo della Plank è la modifica del metabolismo, bruciando i grassi in eccesso. Il menù della dieta è davvero molto rigido. Viene realizzato su una base settimanale, da ripetersi anche nei 7 giorni successivi, per un ciclo di 2 sole volte.

Prima di partire col metodo, è importante sapere una cosa. In molti casi, trattandosi di un regime alimentare di breve durata, non causa danni rischiosi all’organismo. Ciò non significa, però, che non possa determinare transitori stati di malessere. Pertanto, è buona regola esserne consapevoli, ed non avere patologie incompatibili con la dieta.

Gli alimenti totalmente vietati nella Plank sono zuccheri, fibre, carboidrati, grassi vegetali, formaggio (tranne lo svizzero) e bevande alcooliche e gassate.

La dieta è incentrata sulle proteine animali, ricche in uova, pollame e carne rossa. Vengono introdotte poche verdure, come le carote e le insalate, ma devono essere molto poco condite. Presente invece una notevole quantità di caffè amaro (non sono ammessi nemmeno i dolcificanti).

Come per altre diete iperproteiche, potremmo dire che lo slogan della Plank potrebbe essere poca varietà in grande quantità.

Ciò premesso, vediamo un tipico menu settimanale rappresentativo della dieta Plank, a partire, ovviamente dalla colazione.

Diciamo subito che non è prevista molta fantasia in questo primo piatto…Ma andiamo con ordine.

Menu settimanale (da ripetere anche la settimana successiva)

Primo giorno
Colazione: Caffè quanto desiderate, purché senza zucchero.
Pranzo: due uova sode e pochi spinaci leggermente salati.
Cena: una bistecca grande alla griglia, insalata e sedano (poco conditi).

Secondo giorno
Colazione: caffè nero senza zucchero e una fetta di pane (o un panino piccolo).
Pranzo: una bistecca, insalata e qualsiasi tipo di frutta.
Cena: prosciutto cotto quanto ne desiderate.

Terzo giorno
Colazione: caffè nero amaro e un panino piccolo.
Pranzo: due uova sode, insalata e pomodori (poco conditi).
Cena: prosciutto cotto e insalata.

Quarto giorno
Colazione: caffè nero senza zucchero e una fetta di pane (o un panino piccolo).
Pranzo: un uovo, carote crude o bollite, formaggio svizzero.
Cena: la frutta che desiderate e uno yogurt scremato.

Quinto giorno
Colazione: carote, limone e caffè nero.
Pranzo: pesce al vapore e pomodori (meglio se sconditi).
Cena: una bistecca con contorno di insalata (poco condita).

Sesto giorno
Colazione: caffè nero e una fetta di pane (o un panino piccolo).
Pranzo: pollo alla griglia.
Cena: 2 uova sode, carote (crude o cotte).

Settimo giorno
Colazione: tè con succo di limone.
Pranzo: una bistecca alla griglia, qualsiasi tipo di frutta.
Cena: libera.

dieta plank

Alcune considerazioni conclusive sulla dieta Plank

Il menu settimanale va ripetuto in maniera totalmente identico nella seconda settimana. Non necessariamente deve partire da un lunedì, l’importante è che si rispettino le cadenze così come illustrate.

Tenendo fede a tale programmazione, dopo 14 giorni di questo regime alimentare, ben 9 kg in eccesso saranno persi. A differenza di altre diete iperproteiche (fra cui forse la più famosa, la Dukan), la dieta Plank presenta una maggiore tolleranza per la frutta. Questa, però, non deve essere consumata a colazione, pasto in cui, come abbiamo visto, la portata è davvero ridottissima.

Inoltre, zuccheri complessi, carboidrati e fibre sono praticamente banditi. Si privilegia un alto quantitativo di caffè, ed è forse questo l’unico elemento a riportare una sorta di tradizione nel menu mattutino, altrimenti piuttosto particolare. Come non notare la colazione, per esempio, del quinto giorno, composta da carote, limone e caffè nero?

Fondamentale, per contrastare tutte le proteine, bere molta acqua, sia a pasto che durante il giorno. La quantità non dovrebbe essere inferiore ai due litri al giorno, volendo anche di più.

Un’ultima curiosità: la dieta Plank, si dice, è spesso utilizzata da chi deve presentarsi in forma ad un evento piuttosto urgente. Può trattarsi di un matrimonio, di un incontro importante, di un colloquio di lavoro.

Insomma, perdere peso velocemente si può, ma, se davvero ci tenete, attenzione ai parametri e a non “sgarrare”.

Dieta Plank: cosa mangiare a colazione e non solo2018-12-07T13:07:35+00:00

Dieta dukan e colazione italiana, un binomio possibile

La dieta Dukan, in un mondo che ci vorrebbe tutti snelli, modellati e tonici, è uno dei regimi nutrizionali più seguiti per perdere peso. Senza dubbio fra le più celebri, la dieta Dukan deve il nome al suo inventore, il medico Pierre Dukan.

Il nutrizionista francese, fra i più famosi al mondo e molto seguito in patria, da più di 40 anni è esperto in comportamento alimentare. Ha fatto della lotta all’obesità la sua battaglia di vita, pur con ostacoli e polemiche su cui non ci addentreremo in questa sede.

La Dukan, più che una semplice dieta, può essere considerata una vera e propria strategia alimentare. Risulta mirata non soltanto a perdere peso, ma anche e soprattutto a non riprenderlo più. Il principio base, il vero motore della lotta al sovrappeso, è rappresentato dalle proteine, coadiuvate dalla crusca d’avena. Vediamone insieme le caratteristiche salienti.

Dieta Dukan: in cosa consiste

Si tratta di un metodo che comprende una lista di 100 alimenti autorizzati, da consumare senza contare le calorie, ma con una logica diversa. Si tratta indubbiamente di una dieta iperproteica, che permette di dimagrire stabilizzando il proprio Giusto Peso personalizzato. Quello del “Giusto Peso” è un concetto intrinseco del metodo Dukan, la base da cui partire e da non abbandonare mai più.

La dieta Dukan è strutturata in quattro fasi. Le prime due per un rapido dimagrimento, e le ultime per non riacquistare più i kg in eccesso.

Le quattro fasi della dieta Dukan

Attacco, crociera, consolidamento e stabilizzazione: queste le 4 tappe in cui è suddivisa la dieta.

Nella prima, l’attacco, come dice la parola, il peso viene “attaccato” per favorire una perdita veloce, consumando 72 alimenti consentiti. Sono contraddistinti tutti da un elevato contenuto di proteine pure (PP), il vero punto di forza della dieta Dukan. Stiamo parlando di carne, pesce, uova, ecc.

Successivamente, si passa alla seconda fase, detta di crociera, che consentirà di raggiungere progressivamente il Giusto Peso. Il regime alimentare di questo periodo alterna alimenti a base di PP con giornate di Proteine e Verdure (PV). In questo caso, dunque, vengono introdotti gli altri 28 alimenti a completamento dei 100 totali di cui abbiamo parlato all’inizio, che sono, appunto, verdure.

La terza fase è detta di consolidamento. Serve a educare il corpo evitando così di ingrassare nuovamente, scongiurando l’effetto yo-yo. Si passa alla reintroduzione progressiva di alimenti più energetici, e ai “pasti di gala”, o “di premio”. Viene mantenuta, nella settimana, una giornata ancora e solo di Proteine Pure, di solito il giovedì, per aiutare a stabilizzare il Giusto Peso.

La quarta e ultima parte, di stabilizzazione, regala la libertà alimentare, regolarizzata però da 3 indicazioni precise, da seguire per sempre:

  • Mantenere il giovedì come giornata settimanale di Proteine Pure (PP).
  • Rinunciare ad usare l’ascensore ed effettuare un camminata di almeno 20 minuti al giorno.
  • Consumare 3 cucchiai di crusca d’avena al giorno.

Dieta Dukan: il principio dimagrante legato alla colazione 

Ovviamente, in un regime alimentare così rigido, la colazione riveste una grande importanza e deve essere gestita con attenzione. Dopotutto è il primo pasto dopo le ore di inattività notturna, e per questo risulta fondamentale. Come abbiamo visto, è possibile consumare molti alimenti tipici di una colazione italiana, e anche in buona quantità. Consentiti, dunque, sono latte magro, uova, formaggi light. Possono rientrare anche alcuni dolci che, però, devono essere  preparati secondo le ricette Dukan.

La colazione prevista dalla dieta Dukan è, come ormai abbiamo capito, un pasto proteico. Fin da questo momento della giornata, si consumeranno le riserve di grasso. Pur dovendo eliminare completamente i carboidrati, non dobbiamo pensare alla colazione nella Dukan come ad un pasto spento e privo di gusto. Ci sono infatti molte preparazioni consentite e studiate appositamente dal Dr. Dukan. Naturalmente, però, bisognerà seguire alla lettera sia i quantitativi sia gli ingredienti indicati.

Vediamo allora qualche menu per colazioni in fase 1 (attacco) e per la 2 (crociera). Approfondiremo poi cosa consumare negli ultimi due periodi, ossia il consolidamento e la stabilizzazione.

Dieta Dukan: le ricette per colazione


Poche Idee per Colazione con la Dieta Dukan? Scopri di più
Abbiamo visto che gli alimenti autorizzati nella prima fase sono ben 72, quasi tutti a base di proteine di origine animale. Tra gli altri, troviamo carni magre, latticini magri, pesce, uova, bacche di Goji e crusca di avena. È poi consigliato bere molto, non potendo mangiare cibi che contengono acqua, poiché sono bandite frutta e verdura, così come carboidrati e grassi. Tutto questo serve a risvegliare il metabolismo, innescando così un rapido dimagrimento.

Colazione con dieta Dukan durante la prima fase

Menu n. 1: 1 bicchiere di latte magro con 1 cucchiaio e mezzo di crusca d’avena, caffè senza zucchero, 1 uovo sodo.

Menu n. 2: omelette con 2 uova, farcita con formaggio magro e 1 fetta di prosciutto senza grassi, 1 caffè o tè senza zucchero.

Menu n. 3: 1 caffè senza zucchero, 200 g di formaggio light, 2 fette di prosciutto magro senza grassi.
Menu n. 4: crepes fatte con 1 uovo, 75 ml di latte magro, 1 cucchiaio di crusca di avena, 1 caffè senza zucchero.
Come abbiamo visto, la colazione con la dieta Dukan, pur non comprendendo i classici cappuccino e brioche, non presenta, in fondo, particolari sacrifici. Persino in questa fase d’urto è consentito consumare primi pasti gustosi e ricchi. Inoltre, è possibile anche preparare torte o biscotti senza farina e senza zucchero, così come creme o budini.  Preparandoli con latte magro e uova, saranno perfetti per la colazione “d’attacco”.  Risulta anche possibile bere un bicchiere di latte di soia, ricco di proteine vegetali, poco calorico, povero di grassi e senza lattosio.
Lo zucchero è sempre vietato, mentre è consentito l’aspartame.

Colazione con dieta Dukan durante la seconda fase

Menu n. 1: crocchette di verdure fatte con 1 uovo, 2 cucchiai di maizena, 2 zucchine grattugiate e cotte senza grassi.
Menu n. 2: 100 g di salmone affumicato condito con salsa allo yogurt, prezzemolo e capperi.
Menu n. 3: 2 yogurt magri con 2 cucchiai di crusca di avena, caffè o tè senza zucchero.
Menu n. 4: Budino fatto con 1 tuorlo, 300 ml di latte magro, agar agar e scorza di limone.

Durante la “crociera” della dieta Dukan, abbiamo la possibilità di aumentare i cibi ammessi introducendo 28 tipologie di verdure, per arrivare ai 100 alimenti ammessi dal metodo. In questa fase sarà meno evidente il dimagrimento, anche se si riuscirà comunque a perdere circa 1 Kg alla settimana. Una volta raggiunto il “Giusto Peso”, o per lo meno quello desiderato, si potrà iniziare il consolidamento. Va ricordato che, in questo secondo periodo, dovranno essere alternati alimenti solo PP, proteine pure, agli ortaggi, alimenti PV. I menu sono sia dolci sia salati, per variare gusti ed abitudini alimentari.

Colazione con dieta Dukan durante la terza e quarta fase

Durante questo terzo periodo, ci si avvia alla stabilizzazione della perdita di peso, suggellata dalla soddisfazione dei risultati sin qui ottenuti. In definitiva, anche nell’ultima fase, si dovrà cercare di mantenere sempre un regime simile. Si continua il dimagrimento, ma a ritmo più lento, indicativamente 1 Kg ogni 10/12 giorni.

In questa fase si potrà anche consumare un po’ di frutta, del pane integrale, del formaggio e 2 porzioni di farinacei a settimana. I menu non sono più così tassativi, e ci si può sbizzarrire abbinando i vostri cibi preferiti per delle colazioni più varie. Qualche suggerimento: uovo alla coque, bresaola con gallette e crema al formaggio. Ma anche yogurt magro con frutta e bacche di Goji, e perfino una torta al cacao Dukan, senza zucchero né farina. Anche una fetta di tacchino  potrà diventare una base per la colazione. Risulta perfetta abbinata a due foglie di lattuga e pomodori, fra due fette di pane integrale.

Lasciate quindi che vi guidi un po’ la fantasia. Ricordate sempre, però, quanta fatica avete fatto per arrivare all’agognato peso forma!

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Dieta dukan e colazione italiana, un binomio possibile2019-06-21T22:17:46+00:00